Conto trading non dichiarato: sei destinato a bruciare all’inferno o vuoi scoprire come non pagare le tasse sul trading?

Eccoci qua con l’annosa questione: hai un conto trading non dichiarato, dico bene?

E forse forse ti stai chiedendo se sei in una posizione irregolare e se rischi delle sanzioni. Oppure ti stai scervellando per capire come non pagare le tasse sul trading.

Dimmi quindi, quanto ti piacerebbe sapere quali sono i paesi senza tasse sul capital gain?

Lo so, lo so… ho toccato un tasto delicato!

Ma non preoccuparti, perché questo articolo viene in tuo soccorso. Nelle prossime righe, infatti, scopriremo proprio cosa fare se si ha un conto trading non dichiarato e qual è la tassazione sul trading nel mondo.

Indagheremo anche le soluzioni per capire come non pagare le tasse sul trading e andremo alla ricerca dei paesi senza tasse sul capital gain.

Se tutto ciò ti solletica, piantati davanti allo schermo e leggi con attenzione.

Prima di proseguire, però, mi sembra carino presentarmi.

Sono Alfredo, trader professionista e proprietario del sito Edilbroker.it. Dopo tanti anni (credo di aver perso il conto) di esperienza nel trading online, ho deciso che era giusto condividere un po’ delle mie conoscenze.

Il mio obiettivo con questo blog è infatti quello di aiutare tante persone che, come te, amano il tema del trading, degli investimenti e della crescita finanziaria a tutto tondo.

E, nel raggiungere questo obiettivo, mi diverto anche a smascherare tutte le trade schifezze e i fuffa guru che ci sono in giro.

Non sai chi sono i fuffa guru? Sono quelli che ti promettono di guadagnare un bitcoin al giorno da bordo piscina (solo per farti un esempio). Gente che rovina le persone facendogli perdere soldi e rovina la reputazione del trading nel mondo.

Se Dante fosse vivo, dedicherebbe un girone dell’inferno appositamente per loro!

Sì perché il trading è una disciplina seria e come tale va trattata.

  1. Non ci si improvvisa.
  2. Non si scopiazzano i segnali di trading da Telegram.
  3. Non si comprano X euro a caso di un’azione, solo perché il veggente di turno ha detto che esploderà.

Per diventare un trader professionista, si fa ben altro:

  1. si studia
  2. si testa
  3. si studia
  4. si ritesta
  5. si studia
  6. si apre un conto
  7. si studia
  8. si pianifica una strategia di risk e money management
  9. si studia
  10. si corregge la strategia

… e così via.

Come vedi, lo studio e la formazione sono alla base, quindi chiudo questa parte introduttiva dell’articolo con un consiglio: accedi alla FORMAZIONE GRATUITA di AvaTrade e scarica tutti i manuali che puoi!

Ti basterà registrarti gratuitamente con 2 click e avrai accesso – sempre gratuitamente – a degli ebook spettacolari.

Non so quanto terranno in piedi questa iniziativa gratuita, quindi non perdere tempo e acchiappati questo materiale, poi torna qua e leggi cosa fare se hai un conto trading non dichiarato.

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Ho un conto trading non dichiarato, fa niente vero?

No amico, non è vero che non fa niente se hai un conto trading non dichiarato.

E ti spiego subito perché.

Se sei in Italia e ha un regime di tipo dichiarativo, il conto trading va dichiarato.

Non sai bene cosa sia il regime dichiarativo? Ecchitelo spiegato facile facile.

Quando fai trading puoi scegliere se usare il regime dichiarativo o amministrativo.

Nel regime dichiarativo, tu ricevi tutte le plusvalenze “lorde” generate dal tuo trading e una volta l‘anno fai la dichiarazione dei redditi e ci paghi le tasse.

Mentre, nel regime amministrativo (o amministrato), tu ricevi le plusvalenze già prive delle tasse che vengono trattenute dall’intermediario come ritenute di imposta e da lui versate allo Stato italiano.

Anche se questo sembra più semplice, la verità è che verrai tassato su ogni singola plusvalenza realizzata e non potrai compensarle con eventuali minusvalenze. Quindi se alla fine dell’anno hai realizzato 1.000 euro di plusvalenze e 10.000 di minusvalenze, comunque pagherai le tasse su quei mille.

Eh lo so, mi dispiace!

Inoltre, non sempre puoi scegliere il regime amministrato. Per esempio, se hai un conto estero e il soggetto intermediario non risiede in Italia, non può trattenere le ritenute di imposte e versarle allo stato. Dovrai per forza ricorrere al regime dichiarativo.

Quindi torniamo a noi e fissiamo questo primo concetto:

Se sei in Italia e ha un regime di tipo dichiarativo, il conto trading va dichiarato.

Ora so che avrai delle domande in testa, quindi provo a precederti e a darti qualche info utile.

Qual è la scadenza per dichiarare il conto trading?

La scadenza per dichiarare il conto trading è fissata al 30 novembre dell’anno successivo a quello di riferimento.

Quindi, per le plusvalenze che hai generato nel 2021 dovevi fare la dichiarazione entro il 30 novembre 2022.

Come? Compilando dei quadri specifici della dichiarazione e cioè i quadri RW e RM del modello unico.

Chi sfora questa scadenza non dovrà camminare in ginocchio sui ceci, perché potrà inviare la dichiarazione entro 90 giorni, quindi a fine febbraio dell’anno successivo alla dichiarazione (28 febbraio 2023 per i redditi del 2021).

In questo caso avrai fatto una dichiarazione tardiva e dovrai pagare una sanzione di 250 euro per penitenza, da aggiungere ovviamente alle imposte che vengono fuori dal calcolo della dichiarazione dei redditi.

Se pensi di fare il furbo e fingerti morto, sappi che ormai tutti i broker autorizzati dalla Consob comunicano con l’Agenzia delle Entrate, quindi lassù sanno tutto di te!

Ma se non ho dichiarato il conto trading nell’ISEE fa niente vero?

No amico, non è vero che non fa niente se hai un conto trading non dichiarato all’interno dell’ISEE.

Come sai, l’ISEE è un indicatore che valuta la situazione economica e patrimoniale al fine di erogare delle prestazioni agevolate.

Quindi per sì, vanno inserite anche le informazioni legate ai conti trading e, nello specifico, nella sezione FC.2 del patrimonio mobiliare.

Qua devi anche inserire eventuali titoli di stato, obbligazioni e partecipazioni in aziende italiane ed estere che detieni.

Ma se non ho plusvalenze, devo comunque dichiarare il conto trading?

Risposta secca: !

Quando hai un conto trading in regime dichiarativo, anche se non hai generato delle plusvalenze, hai l’obbligo di inviare la dichiarazione.

Infatti, è sufficiente che tu abbia aperto un conto (anche solo per un giorno) nell’anno precedente per essere obbligato a dichiararlo.

Inoltre, se hai un conto estero, anche se non hai tasse da pagare sulle plusvalenze, dovrai versare l’IVAFE.

D’altronde, i broker online sono principalmente esteri e quindi i cittadini residenti in Italia che li utilizzano, devono dichiarare il conto di trading estero.

Se queste domande ti interessano e se ti interessa diventare un trader cazzuto, ho un consiglio per te:

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Conto trading estero non dichiarato: cosa si deve fare e quali sono le sanzioni?

Se hai un conto di trading estero non dichiarato, non sei in una buona posizione.

Infatti gli obblighi fiscali che derivano dall’avere un conto trading estero sono due: dichiarare il conto e versare le imposte.

Circa la dichiarazione, come abbiamo già detto, le persone fisiche residenti in Italia che detengono conti all’estero devono compilare il quadro RW del Modello Unico.

Questo serve, sia per il monitoraggio fiscale, sia ai fini dell’Imposta sul valore dei prodotti finanziari dei conti correnti e dei libretti di risparmio detenuti all’estero (IVAFE).

Il pagamento delle imposte, invece, presuppone che tu abbia realizzato una plusvalenza.

Quindi, se alla fine dell’anno hai realizzato una plusvalenza devi inserirla in dichiarazione dei redditi e versare l’imposta dovuta.

Ricorda che se realizzi una plusvalenza devi sempre versare le imposte, anche se non prelevi tale somma.

Se hai un conto trading estero non dichiarato, oppure se lo dichiari ma non versi le imposte sui guadagni o ancora se commetti errori, ci sono due tipologie di sanzioni:

  • Omessa dichiarazione:

Sanzione fissa di €250 per infedele dichiarazione;

Sanzione dal 120% al 240% delle imposte dovute maggiorate di un terzo;

Proroga di 1 anno del termine di prescrizione se non presenti la dichiarazione.

  • Errata compilazione quadro RW del modello unico:

Sanzione fissa di €258 entro 90 giorni per mancata compilazione;

oppure, se sono decorsi i 90 giorni:

Sanzione dal 3% al 15% delle somme non indicate in RW (le imposte sono raddoppiate se le attività sono in Paesi Black List);

Proroga di un anno del termine di prescrizione.

Ora, forse ti starai chiedendo quali sono i Paesi cosiddetti Balck List, ecco quindi l’elenco completo:

Aruba, Bahama, Bahrein, Barbados, Belize, Bermuda, Brunei, Costa Rica, Dominica, Emirati Arabi Uniti, Ecuador, Filippine, Gibilterra, Gibuti, Grenada, Guernsey, Hong Kong, Isola di Man, Isole Cayman, Isola Cook, Isole Marshall, Isole Vergini Britanniche, Jersey, Libano, Liberia, Liechtenstein, Macao, Malaysia, Maldive, Mauritius, Monserrat, Nauru, Niue, Oman, Panama, Polinesia Francese, Principato di Monaco, Sark, Seicelle, Singapore, Saint Kitts e Nevis, Saint Lucia, Saint Vincent e Grenadine, Svizzera, Taiwan, Tonga, Turks e Caicos, Tuvalu, Uruguay, Vanuatu, Samoa

L’Agenzia Entrate fa controlli su conti trading (estero e non) non dichiarati?

Ebbene sì!

Come ho accennato prima, i broker autorizzati dalla Consob hanno un canale di comunicazione con l’Amministrazione Finanziaria, quindi l’Agenzia delle Entrate ha tutti i dati dei cittadini italiani e di ciò che possiedono all’estero.

Praticamente, può vedere se hai conti correnti o conti trading non dichiarati e ricondurli a te.

La chiamano “trasparenza fiscale” e si ottiene con l’impegno di molti Stati che si scambiano reciprocamente le informazioni.

Ovviamente, anche le banche italiane giocano un ruolo di primo ordine e comunicano all’Agenzia Entrate tutti i depositi effettuati verso l’estero da parte dei cittadini italiani.

Come puoi immaginare, così facendo è quasi impossibile che il Fisco non conosca i rapporti che hai all’estero.

Per questo motivo, se hai un conto estero non dichiarato, è bene metterti subito in regola.

So già cosa stai pensando: “in Italia le tasse sono altissime, qual è invece la tassazione trading nel mondo?

Vediamola subito!

Tassazione trading nel mondo: cosa succede oltralpe?

Come puoi immaginare, le regole che valgono in Italia non sono uguali per tutto il mondo.

E conoscere la tassazione trading nel mondo può aiutarti per fare le tue brave valutazioni.

D’altronde, il trading è un modo comune per aumentare il proprio potenziale di guadagno e far fruttare i propri risparmi e il numero di trader non professionisti è esploso negli ultimi anni.

Il problema è che molti dimenticano di considerare le potenziali implicazioni fiscali di quando entrano nel mondo del trading.

Le plusvalenze ottenute dal trading vanno tassate ma, a seconda del Paese, la tassazione trading nel mondo varia.

Ci sono luoghi dove queste plusvalenze sono trattate come dei guadagni nell’ambito dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, altri dove invece c’è una tassa apposita e poi ci sono paesi senza tasse sul capital gain.

Faccio i nomi? Ma sì, dai!

Allora, facendo un’ipotesi di guadagni per 2.000 euro (10% su un investimento di 20.000 euro), i Paesi con le aliquote fiscali più alte sono i seguenti:

1.     Irlanda – 33%

In cima alla lista c’è l’Irlanda, dove i profitti derivanti dalla negoziazione di azioni e titoli sono soggetti a un’imposta sulle plusvalenze del 33%.

Si applica anche la ritenuta alla fonte sui dividendi, con un’aliquota inferiore del 25%.

2.     Finlandia, Francia e Svezia – 30%

La Finlandia è al secondo posto in termini di aliquote fiscali sulle plusvalenze. I guadagni fino a 30.000 euro sono tassabili al 30%, mentre quelli superiori sono tassati al 34%.

Inoltre, l’85% dei redditi da dividendi è tassabile con le stesse aliquote e soglie, ossia il 30% fino a 30.000 euro. Ciò significa che il 15% dei dividendi è esente da imposte.

Anche la Francia ha un’imposta sulle plusvalenze del 30%: si tratta del cosiddetto PFU (prélèvement forfaitaire unique) o flat tax. Il PFU è composto da un’imposta sul reddito del 12,8% e da un’imposta sociale del 17,2%. Anche i dividendi sono soggetti alla stessa aliquota fiscale. Tuttavia, è possibile optare per le aliquote progressive dell’imposta sul reddito, se ciò è più vantaggioso per l’investitore.

Gli investitori francesi possono anche utilizzare il regime Plan d’Epargne en Action (PEA) per ridurre l’onere fiscale quando investono a lungo termine. In base al PEA, l’imposta sulle plusvalenze può essere esentata se si investe per almeno 5 anni e fino a 150.000 euro.

Come Finlandia e Francia, anche la Svezia applica un’aliquota d’imposta sulle plusvalenze e sui dividendi del 30%. È inoltre importante notare che mentre nella maggior parte dei Paesi è possibile compensare l’intero ammontare delle perdite con i profitti, in Svezia è possibile dedurre solo il 70% delle perdite.

3.     Portogallo – 28%

Il terzo posto sul podio se lo aggiudica il Portogallo che prevede un’aliquota sulle plusvalenze del 28%.

A seguire l’Austria, con il 27,5% la Danimarca con il 27% e l’Italia con il 26%.

Ma la panoramica della tassazione sul trading in Europa non finisce qui perché – udite udite – le tasse sul trading in Spagna (che tutti credono essere più basse) sono uguali all’aliquota italiana, cioè del 26%.

Lo so, ci sei rimasto male perché ti hanno detto che le tasse sul trading alle Canarie sono basse, ma non è così.

Quindi se pensavi a come non pagare le tasse sul forex, tradando tra un surf e l’altro a Fuerteventura, ti consiglio di cambiare i tuoi piani!

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Paesi senza tasse sul capital gain: esistono davvero?

Con tutte le aliquote viste sopra, non vorrei aver infranto i tuoi sogni di trader.

Infatti, sto per darti alcune belle notizie!

La prima è che, sempre restando all’interno della tassazione sul trading in Europa, ci sono paesi vicini all’Italia, che hanno delle tasse molto più basse.

È il caso, ad esempio, di Croazia, Bulgaria, Bosnia Erzegovina e Romania che hanno un’aliquota sulle plusvalenze di solo il 10%.

Ma non è tutto qui, perché…

esistono paesi senza tasse sul capital gain!

E sono in tanti.

Tra i più vicini, ci sono Belgio, Repubblica Ceca, Lussemburgo, Paesi Bassi e Malta.

Mentre tra i più lontani vanno citati Malesia, Australia, Hong Kong, Thailandia, Taiwan, Turchia, Qatar, Perù e tanti altri.

Non solo quindi le solite Barbados, Maldive e Cayman! (Anch’esse prive di tasse sul trading)

Ma la lista dei paesi senza tasse sul capital gain non finisce qui.

Perché anche la tassazione sul trading in Inghilterra o in Svizzera è positiva, con un’aliquota dello 0%.

Se invece preferisci il caldo, puoi approfittare dello 0% previsto dalla tassazione sul trading a Dubai.

Certo, non mi aspetto che ti trasferirai a Dubai se vuoi comprare azioni per poche migliaia di euro.

D’altronde se stai pensando a come non pagare le tasse sul trading, l’unico modo è avere la residenza fiscale in quei Paesi e non più in Italia.

Solo così potrai metterti in tasca tutto il ricavato del tuo proficuo investire.

Come puoi immaginare, si tratta di una scelta complessa (non difficile o impossibile) ma solo complessa e la devi pianificare per bene.

Se sei un trader relativamente giovane in questa attività e non realizzi plusvalenze importanti, forse non è ancora il momento di fare bagagli e bagaglini per trasferirsi all’estero.

Ovviamente è una scelta personale e magari per te un trasferimento è molto più semplice di come può essere per tante altre persone.

In ogni caso, visto che mi piacere da morire quando so di miei lettori che guadagnano tanto con il trading, ti auguro di diventare sempre più bravo e sempre più soddisfatto economicamente.

Per farlo, ti consiglio di non sentirti mai arrivato e di non smettere mai di formarti.

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